IL PITTORE IRENEO RAVALICO

 

Ireneo Ravalico nacque a Pirano l'8 gennaio 1922, ma la famiglia viveva ormai da tempo a Trieste dove, in via dei Porta e in viale D'Annunzio, egli visse l'infanzia e la prima giovinezza. Terzultimo di sette fratelli, con cui mantenne sempre un rapporto positivo e solidale, ricevette dalla madre una forte educazione religiosa che fu confermata dalla frequenza dell'oratorio dei frati di via Rossetti.

 

Nel 1943, appena preso servizio militare in Aeronautica, fu fatto prigioniero dai tedeschi e internato in un campo di lavoro in Germania, per fare ritorno in patria solo alla fine della guerra.

 

Mostrò fin da ragazzo un talento artistico che perfezionò in seguito studiando privatamente e diplomandosi a Venezia in Arte e Materie artistiche. Abilitatosi all'insegnamento nelle Scuole primarie e secondarie, iniziò a esercitare la professione d'insegnante con un primo incarico a Postumia. In seguito insegnò al Liceo scientifico di Monfalcone. In quel periodo tenne anche dei corsi serali di cartellonismo presso l'E.N.A.L.C. di Trieste. Insegnò poi all'Istituto Tecnico per Geometri per approdare alla Scuola Media A. Manzoni di Trieste, dove insegnò Materie artistiche con grande professionalità dal 1961 alla pensione nel 1978.

 

Nel Dopoguerra la sua attività pittorica acquistò un carattere professionale che perfezionò con lo studio e una costante produzione artistica, continuata quasi fino ai suoi ultimi giorni di vita.

 

Per un periodo, negli Anni sessanta, ebbe uno studio in una mansarda di via Giulia dove lavorò a stretto contatto con i pittori Marino Sormani e Livio Rosignano. Ebbe rapporti amichevoli con altri pittori come Aldo Bressanutti, Giovanni Duiz, Mariano Cerne ed altri molto noti ed affermati. Reciproca era anche la stima tra lui e la pittrice muggesana Livia Roncalli Stener, con cui condivise un periodo d'insegnamento come collega nella Scuola Media.

 

Alla fine degli Anni settanta ebbe, per molto tempo, uno studio/mostra in viale G. d'Annunzio 23. Poi riservò una stanza di casa a studio privato, dove lavorò e raccolse molte delle sue opere.

 

Sarebbe molto lungo elencare tutte le numerose e importanti mostre nazionali, regionali e personali a Trieste e in altre città italiane a cui partecipò con successo fin dall'inizio degli Anni cinquanta riportando premi e riconoscimenti. Presto divenne così un pittore e disegnatore molto noto ed affermato, di cui la critica d'arte si è spesso occupata cercando di definirne lo stile molto personale e la sua evoluzione. Sperimentò molte tecniche pittoriche e fu molto apprezzato dal pubblico dei suoi estimatori. Era tra l'altro molto contento quando alcuni dei suoi numerosi studenti lo ricordavano con stima e affetto.

 

Ireneo, come si firmava, è mancato il 23 marzo 2014 all'età di 92, essendo presumibilmente in quel momento il decano dei pittori triestini più noti e di valore del Novecento. Oltre che affermato pittore è stato, anzitutto, un uomo di grande umanità, serietà e coerenza morale, marito e padre esemplare. Questo tratto umano si riconosce anche nei caratteri stilistici e nelle scelte tematiche della sua intensa attività artistica. E' infatti uno dei pittori in cui il rapporto tra visione personale della vita e arte è molto stretto: così la forma è scelta coerente e strettamente funzionale ai contenuti. Questo stesso carattere è probabilmente alla base di una certa costanza stilistica che si riscontra nella produzione pittorica e grafica, affiancata tuttavia da una naturale maturazione, in rapporto ai diversi contesti storico-culturali da cui è stato influenzato e alle varie esperienze della sua vita.

 

Volendo però dare un'immagine complessiva, è importante rilevare alcuni elementi stilistici e ideali che caratterizzano la sua pittura. In primo luogo, una forte esigenza compositiva sostenuta da una meticolosa costruzione prospettica. In secondo luogo un importante valore assegnato al disegno e in generale al progetto del quadro. Nel suo modo di operare tutto è frutto di uno studio lungo, paziente e riflesso: colori, ombre, linee... La chiarezza e l'essenzialità della sua pittura possono dare a volte l' impressione di una elementarità che è solo apparente. Infatti, per comunicare il significato profondo o nascosto del reale, l'essenza pura delle cose, egli ha bisogno di operare prima una selezione rigorosa ed equilibrata degli oggetti, delle persone, dei volumi e degli spazi...per elaborare alla fine una densa sintesi pittorica. Così forse si spiega l'inquadramento frequente della sua pittura da parte dei critici nell'ambito del cosiddetto realismo magico o il riferimento alla pittura metafisica. Ma la sua pittura sfugge a classificazioni rigide, ha una forte componente personale che il pittore triestino rivendicava.

 

L' impressione di chi guarda i suoi quadri, di ciò che essi comunicano a livello immediato e intuitivo, è di un'arte rigorosa, netta, che ferma e fissa la realtà in un istante di silenzio carico di senso e insieme di sospeso mistero. Ireneo Ravalico, che rifuggiva da ogni complicazione e prolissità critica, ha dunque prodotto un'arte ricca di umanità e di un senso quasi religioso della vita: una semplice complessità.

 

Fabrizio Stefanini - Trieste Aprile 2014

 

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